Crisi climatica: colorare il Senato per lanciare l’allarme?

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Il fatto è noto. La mattina di lunedì 2 gennaio tre giovani appartenenti al gruppo di Ultima Generazione hanno “imbrattato” l’ingresso principale del Senato, a Roma, con della vernice arancione lavabile. Poi hanno atteso l’arrivo della polizia che li ha arrestati nella flagranza del reato di danneggiamento. Lo sdegno è stato generale, il presidente del Senato Ignazio la Russa ha convocato l’ufficio di presidenza della Camera alta, tutti i gruppi politici si sono precipitati a deprecare l’inaccettabile “attacco al cuore dello Stato” e a chiedere maggior vigilanza, i media hanno a loro volta gridato allo scandalo e il ricostruito duo La Russa-Gasparri ha anticipato che il Senato si costituirà parte civile nel processo per danneggiamento a carico degli imbrattatori al fine di ottenere il risarcimento dei danni (non certo immani) riportati da palazzo Madama. Naturalmente quasi nessuno si è soffermato sulle ragioni del gesto – non il primo di Ultima Generazione –, finalizzato, nelle intenzioni dei giovani autori, a richiamare l’attenzione sulla drammaticità della crisi climatica e a sollecitare interventi al riguardo delle istituzioni, Parlamento compreso, oggi colpevolmente mancanti. E quasi nessuno ha sottolineato il carattere rigorosamente nonviolento dell’iniziativa (anch’esso rivendicato dai suoi autori). Intanto la facciata del palazzo è stata agevolmente ripulita e gli imbrattatori sono stati arrestati e portati a giudizio, dove il giudice ne ha disposto la scarcerazione rinviando il processo al prossimo maggio. Ancora una volta una tempesta in un bicchier d’acqua (ché il fatto è stato un’azione eclatante ma esclusivamente dimostrativa) e un’occasione perduta ché, al di là delle parole di circostanza, le scelte destinate a incrementare i cambiamenti climatici proseguono immutate e la politica non si è minimamente interrogata sul senso dell’iniziativa. Si sono interrogati, invece, alcuni operatori di neuropsichiatria, italiani e stranieri, che hanno indirizzato sul punto la lettera aperta al presidente della Repubblica che si riporta di seguito. (la redazione)

Al Presidente della Repubblica

Ci rivolgiamo a Lei dopo avere ascoltato il suo discorso, pronunciato nell’ultimo giorno dell’anno, in cui abbiamo colto l’evidente preoccupazione per il destino cui sembrano condannate le nuovissime generazioni. Nei giorni successivi tre ragazzi hanno espresso la loro protesta e, ancor più, lo sgomento, provato ormai dalla maggioranza dei giovani di fronte all’incedere dell’apocalisse climatica. Lo hanno fatto disegnando, con vernice lavabile, una cascata di geroglifici sul portone del Senato.

Non si dovrebbe in nessun caso sfuggire al compito di interpretare questo messaggio enigmatico e clamoroso! Il Presidente del Senato ha invece ritenuto di rispondere a questa azione sostanzialmente innocua con una denuncia penale del tutto sproporzionata: essa pretende un’immediata sanzione contro i sentimenti e le manifestazioni della generazione che, con amara ironia, definisce se stessa come “ultima” ma che, nonostante tutto, concentra la propria attenzione vitale sul futuro del genere umano.

La nostra attività professionale ci ha permesso in questi anni di misurare gli effetti psichici indotti dalle condizioni in cui questa generazione è cresciuta: precarietà lavorativa, percezione di una crescente intollerabilità delle condizioni climatiche e ambientali, trauma prolungato dell’isolamento sanitario, spettacolo atroce di una guerra che promette di estendersi in ogni luogo della terra. Queste condizioni hanno prodotto e stanno producendo effetti catastrofici su una generazione che sembra votata a vivere un malessere depressivo permanente prima di venire estinta dall’olocausto climatico.

Il comunicato diffuso dagli “imbrattatori” del portone contiene più volte la parola disperazione. Un minimo di sensibilità dovrebbe consigliare a coloro che si sentono investiti del ruolo di governanti di prestare orecchio a un segnale tanto inquietante. I dati statistici (non solo italiani ma) globali certificano che la combinazione di ansia e forme depressive è ormai al secondo posto quale causa di inabilità alle prestazioni lavorative, subito dopo il grande mosaico dei malesseri stagionali (ovviamente a prescindere da Covid che ha una storia propria). La differenza sta nel fatto che dal malessere stagionale si esce senza danno (se si esclude la dipendenza dai farmaci), l’ansia invece rimane. La precarietà consente di sostituire i malati senza troppo danno per gli accumulatori di ricchezza.

Di fronte a questo non è possibile accettare che si anteponga l’esercizio di una volontà punitiva insensibile e insensata alle azioni urgenti di contenimento della catastrofe climatica e di quella psichica che sta colpendo i nostri figli e i nostri nipoti. In effetti, ciò che viene davvero vilipeso non sono le facciate di pietra e di legno della Repubblica ma le istanze di vita presenti e future minacciate da politiche economiche e ambientali asservite alle compagnie petrolifere e ai produttori di armi. Di fronte a tutto questo risulta grottesco e inaccettabile che si chiedano i danni per la pulizia di un portone, mentre milioni di giovani fuggono all’estero per cercare una possibilità di sopravvivenza. Di fronte allo stridente contrasto tra questi fenomeni il nostro paese rischia di sprofondare nella vergogna e nella mortificazione.

Ci rivolgiamo a Lei perché possa rappresentare le ragioni di questa inedita “disperazione” ma anche quelle del desiderio condiviso e diffuso, soprattutto tra la popolazione giovanile, di opporsi a chi, per ignoranza o per cinismo, sta distruggendo quel poco che resta del futuro di tutti.

Loredana Betti, psicoanalista, Roma

Francesco Berardi, insegnante pensionato, autore del libro Il terzo Inconscio

Luciana Bianchera-psico-pedagogista, docente universitaria Mantova

Margarita Bazt, psicoanalista Città del Mexico

Loredana Boscolo, psichiatra Venezia

Teresa Castè, psicologa, Universidad de Chile, psicoanalista, Santiago del Cile

Massimo de Berardinis, psichiatra, Roma

Paloma González Díaz-Carralero, psichiatra, psicoterapeuta psicoanalítica, Madrid

Salvatore Inglese, psichiatra, psicoterapeuta, Catanzaro

Martha Elva Lopez Guzmàn, psicoanalista del Círculo Psicoanalítico Mexicano, psicologa Universidad de Nuevo León, México

Leonardo Montecchi, psichiatra Rimini

Federico Suárez, psicoanalista, Madrid

Antonio Tari Garcia, psichiatra, Madrid

Elisabeth von Salis, psicoanalista ACP, Psicoterapeuta, Zurigo, Svizzera

Thomas von Salis, neuropsichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza Zurigo, Svizzera

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