Una Montagna Sacra per restituire il senso del limite

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Il Parco del Gran Paradiso compie cent’anni.

Un’occasione per le solite feste, i soliti convegni. Peccato che non sia stata anche l’occasione per ragionare sul concetto di limite. In fondo, a ben vedere, questo concetto è già insito nella creazione di un’area protetta, in quanto molte attività che sono consentite altrove, lì non lo sono. Banalmente si pensi a nuove costruzioni (salvo eccezioni), apertura di impianti di risalita, esercizio della caccia e altro. Ma forse non è abbastanza l’occasione, perché in fondo in un’area protetta si può sempre girovagare dove più ci aggrada, arrampicare, raggiungere vette e quant’altro. All’interno del Parco del Gran Paradiso, anche andare in auto fino al Piano del Nivolet…

E allora perché non pensare ad esempio ad una cima su cui non salire? Non già perché salendola si arrechi danno, ma semplicemente perché suggerendo di non salirla (quindi nessun divieto formale) si invita a un pensamento sul nostro rapporto con la natura, su quel limite che ci si dovrebbe porre, ma che in realtà non ci poniamo, affetti come siamo dall’Ubris, dall’eccesso, dalla volontà di andare oltre: tanto, non ci sono gli dei greci a castigarci. E magari anche un pensamento sulla finitezza di noi uomini, addirittura come specie, oggi che siamo dentro a una sesta estinzione di massa, che potrebbe addirittura porre le basi anche per l’estinzione della nostra stessa di specie. Una Montagna Sacra, quindi, in teoria inviolabile.

Questa la bella idea di Toni Farina, già rappresentante delle associazioni ambientaliste all’interno del Parco, e di Antonio Mingozzi, già direttore del parco stesso. La montagna ci sarebbe anche, nel senso che è stata da loro individuata: il Monveso di Forzo. Una montagna a cavallo tra Piemonte e Valle d’Aosta, appartata, già di per sé non facilmente accessibile, elegante e ben visibile dalla pianura piemontese.

Neanche a dirlo, la proposta, che è stata discussa all’interno del Consiglio del Parco, è stata cassata dallo stesso, anche se non costerebbe nulla e darebbe sicuramente maggior prestigio all’area protetta, visto che non ci sono Montagne Sacre in Europa. Ma, in barba a questa incomprensibile bocciatura, il sasso è stato lanciato e della proposta si parla (di recente anche la trasmissione Geo di Rai Tre le ha dedicato spazio: https://www.raiplay.it/video/2022/10/Geo-88ef2d6c-4633-4e49-bab3-9c29139c7068.html) e al progetto hanno già aderito quasi mille rappresentanti del mondo della cultura, della montagna e non solo. Si può firmare sul sito Gogna Blog (https://gognablog.sherpa-gate.com/una-montagna-sacra/).

L’importante sarebbe che la Montagna Sacra venisse istituita, anche se non nell’anniversario della creazione del Parco.

Gli autori

Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto con altri autori: "Piste o peste"; "Disastro autostrada"; "Torino. Oltre le apparenze"; "Verde clandestino"; "Loro e noi. Storie di umani e altri animali"; "Il mare privato". Come unico autore: "Regole minime per sopravvivere"; “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino”; "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni"; "Per gioco. Voci e numeri del gioco d'azzardo". Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con Il Fatto Quotidiano.

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