Girare in monopattino in un Paese sempre più devastato

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Se, anziché essere un organo statale, fosse una persona il nostro attuale Consiglio dei ministri si potrebbe definire afflitto da disturbo della personalità. Da un lato, infatti, promuove la mobilità dolce, favorendo l’acquisto di biciclette e monopattini, dall’altro licenzia un provvedimento come il Decreto semplificazioni, che sono finalizzate non già a combattere l’abusivismo edilizio o a creare nuovi parchi, ma a realizzare più velocemente le grandi opere, che – come si sa – non si chiamano più di pubblica utilità perché gli unici soggetti che ci guadagnano sono le imprese che le realizzano.

Ma questi ministri non sono disturbati; semmai sono affetti da miseria morale: da un lato, furbescamente, fanno una operazione di puro greenwashing fingendo di dimostrare attenzione all’ambiente, magari per catturare i voti dei giovani alle prossime elezioni, dall’altra accontentano – forse addirittura oltre le sue stesse aspettative – il sempiterno partito del cemento.

Quando molti intellettuali (non necessariamente ambientalisti) ingenuamente sostenevano che la pandemia avrebbe portato a un ripensamento del modello di sviluppo, io sostenevo che il dopo sarebbe stato ben peggiore del prima. Ahimè non mi sono sbagliato. Così come non mi sbagliavo dicendo che un viso tranquillizzante come quello di Conte avrebbe consentito di licenziare le più solenni porcate. In questo dissento dall’amico Luca Mercalli secondo cui Conte e Costa credono davvero nella svolta verde ed è invece la De Micheli che è brutta, sporca e cattiva. Non per niente Conte ha avuto la spudoratezza di parlare di shock per l’economia italiana, ops per il partito del cemento. Così niente gare sotto la soglia comunitaria: si fanno lavorare solo gli amici. Gare solo sopra la soglia, tanto l’esperienza dimostra che sono gare finte, confezionate in modo tale che vincano i soliti noti di italiani, come giustamente ha sottolineato Marco Ponti. Del resto, avete mai visto operare in Italia una impresa rumena, nonostante che siamo in Europa? (https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/07/03/decreto-semplificazioni-via-le-gare-dappalto-peccato-fossero-lunico-punto-da-non-toccare/5856010/).

E così vincerà il Salini di turno, magari proprio quel Salini per il quale l’ingenuo (?) Di Maio ha speso queste letterali parole: «È una persona eccezionale e le sue sono parole reali, che ritraggono il Paese reale. Il lavoro, l’impegno, il sacrificio di fare impresa. Un modello di sviluppo che dobbiamo estendere e applicare ovunque» (https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2020/06/26/di-maio-incontra-salini-ponte-genova-esempio-di-crescita_23c762ee-a798-4b47-958d-0aeb34c2fc7a.html). Ma una stella dei 5Stelle non era la difesa dell’ambiente? No, sicuramente mi sbaglio.

Niente gare – dicevo – e la sensazione che i vincoli ambientali e paesaggistici siano inutili orpelli, perché le opere debbono procedere velocemente e persino i giudici amministrativi dovranno tenerne conto. Insomma, un’operazione che fa sembrare il contratto con gli italiani di berlusconiana memoria un gioco da ragazzi. Qui non c’è il bunga bunga, non c’è il mojito. Dietro ci sono i pezzi da novanta di Confindustria e dei sindacati, e, parafrasando John Belushi, «quando il gioco si fa duro»… E se Berlusconi col suo contratto di opere ne fece ben poche, c’è da scommettere che invece questi qua le faranno davvero. E contemporaneamente al Decreto semplificazioni eccoli individuare ben 130 opere ritenute prioritarie (“Italia Veloce”), di cui trentasei commissariate (https://www.money.it/Italia-Veloce-elenco-130-opere-strategiche-governo-sbloccato), fra le quali i treni (non quelli normali per la carità, solo quelli veloci perché sono quelli che costano di più e arricchiscono di più le imprese) faranno la parte del leone. Persino il treno veloce in Sicilia, dove la maggior parte delle tratte ferroviarie è ancora a binario unico e solo una parte è elettrificata!

Perché questo è un Governo serio. Infatti gli manca il senso del ridicolo. A proposito di ciò che manca, manca il Ponte per eccellenza, quello sullo Stretto. Ma non disperate: Gualtieri è possibilista e Franceschini ha già detto che ci vuole il ponte per non fermare il treno veloce.

Insomma, ci attende un futuro distopico, in cui i nostri ragazzi gireranno in bicicletta e monopattino in un paese sempre più devastato. E non sarà un bel vedere.

Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto con altri autori: "Piste o peste"; "Disastro autostrada"; "Torino. Oltre le apparenze"; "Verde clandestino"; "Loro e noi. Storie di umani e altri animali"; "Il mare privato". Come unico autore: "Regole minime per sopravvivere"; “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino”; "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni"; "Per gioco. Voci e numeri del gioco d'azzardo". Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con Il Fatto Quotidiano.

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