Socotra: un paradiso che non è più tale

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A fine settembre, a Palermo, si è tenuto un convegno di più giorni organizzato da Marco Livadiotti e i Friends of Socotra dal titolo “Socotra in Sicilia”. Marco ha vissuto buona parte della sua vita in Yemen, da cui è fuggito a seguito della guerra. I Friends of Socotra (FoS) sono una associazione non profit internazionale di carattere eminentemente scientifico che ha come scopo di divulgare lo studio e la salvaguardia della natura di Socotra. Ogni anno si riuniscono in una città del mondo a porte aperte e si incontrano e discutono dei loro studi e delle loro scoperte sull’isola. Quest’anno il convegno si è tenuto appunto a Palermo, con l’intento di far conoscere Socotra al grande pubblico e parlare anche dei pericoli ai quali essa va incontro.

Ma parliamo di Socotra, per chi non la conoscesse già. Socotra è un’isola di quasi 3600 kmq di estensione e 2500 km di coste, con cime alte più di 1500 metri sul livello del mare e una popolazione dedita essenzialmente a pastorizia, agricoltura e pesca. Essa dista 350 chilometri dallo Yemen, a cui appartiene, e 300 dalla Somalia: è quindi più vicina all’Africa che al Medio Oriente. La sua posizione particolare e le condizioni climatiche estreme (soffiano forti venti per buona parte dell’anno) ne hanno fatto un giardino in terra: essa gode di protezione come parco naturale, si fregia dal 2003 del riconoscimento di Riserva Umana e della Biosfera e dal 2008 è patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Riconoscimenti ben meritati in virtù di un patrimonio naturalistico unico: 825 piante censite, di cui 307 endemiche (fra esse la Dracena, Dracaena cinnabari o albero di sangue di drago che anche chi non sa di Socotra magari riconosce per la sua peculiarità), undici specie di uccelli sempre endemici, 230 specie di coralli, 730 specie di pesci e oltre 300 specie di molluschi e crostacei, fra cui granchi, gamberi e aragoste, più svariate altre specie animali. Un quadro complessivo che fa paragonare Socotra alle Galapagos. Un paradiso però in forte pericolo. Magari perché c’è la sanguinosa guerra in Yemen, penserete voi. Non propriamente, ma quasi. E qui occorre fare un passo indietro: quando e perché è iniziata la guerra in Yemen? Vediamo, per sommi capi.

Prima degli anni Novanta, c’erano due Yemen, nord e sud. Il sud aveva un governo marxista leninista, unico Paese islamico a essere comunista. Socotra apparteneva allo Yemen del sud e ancora prima faceva parte della confederazione dei Sultanati dello Yemen del sud sin dal crollo dei Regni Sudarabici con l’avvento dell’Islam. Nel maggio 1990 i due Yemen si uniscono, diventando un’unica repubblica islamica. Da allora si intensifica l’affluenza nell’isola di naturalisti, archeologi, esploratori, scrittori ma anche di semplici turisti o viaggiatori. Nasce negli anni Novanta anche il progetto della Cooperazione italiana a favore di Socotra, ed è soprattutto grazie alla spinta del nostro Paese e alla sinergia della Cooperazione italiana, delle Nazioni Unite e del governo yemenita che viene istituito il parco di Socotra e che l’isola viene riconosciuta prima come Riserva della Biosfera e in seguito come sito Unesco. Fino a che non inizia la guerra vi sono vincoli a livello di conservazione molto severi, ad esempio non puoi introdurre specie, e non puoi appropriarti di piante o animali locali ed esportarli. Il controllo sullo sviluppo edilizio è anch’esso severo e gran parte dell’isola è protetta. Nel 2011 e 2012, però, la situazione politica in Yemen precipita. La minoranza Houti, sciita, guadagna sempre più potere fino a occupare la capitale, Sana’a, sita nel nord del Paese, e a cacciare il governo, presieduto da Abd Rabbu Mansour Hadi. Hadi trova ospitalità a Riad, in Arabia Saudita, e da allora diviene ostaggio della Lega Araba a guida saudita. Il suo governo invece, grazie alla Lega, si insedia a Aden, nell’estremo sud dello Yemen. Da allora la Lega araba inizia a bombardare lo Yemen in gran parte ormai occupato dagli Houti. Oggi vi sono due governi: uno nel sud, appunto a Aden, e uno nel nord, guidato dagli Houti, a Sana’a. Questa complicata situazione ha conseguenze non da poco su Socotra, che appunto appartiene al sud, perché da allora la coalizione ottiene il via libera a occupare l’isola. Via libera facilitata dal fatto che da marzo 2015 Socotra non è più raggiungibile dall’aeroporto di Sana’a, ed è diventata di fatto preclusa ai turisti. Quindi l’isola non è materialmente in guerra, ma  risente pesantemente dei suoi effetti collaterali.

Le preoccupanti informazioni trovano purtroppo conferma in una intervista ristretta che viene rilasciata da rappresentanti del governo yemenita del sud, presenti alla conferenza, a margine della stessa. Questo, in sintesi, quanto emerge. Socotra sta subendo in questo periodo delle occupazioni di terre essenzialmente da parte degli Emirati Arabi. Vengono occupate terre che sono protette per essere trasformate, nonostante vi siano leggi che escludono l’acquisto e la modifica dei territori. Il governo ha fatto del suo meglio per evitare che questo accadesse, ma purtroppo accade e continuano le transazioni illegali. Sono circa quindici le località recintate e occupate. Alcune anche importanti dal punto di vista della pesca. Sono stati costruiti edifici, stabilimenti nel cuore del parco, anche caserme. Gli Emirati fanno questo non rispettando gli accordi a suo tempo presi con lo Yemen e stanno costituendo un sistema di milizie e di sicurezza all’interno dell’isola. Il governo yemenita ha chiesto l’aiuto internazionale, anche all’Italia, nel 2018, ma non ha ricevuto risposta alcuna. È dietrologia pensare che l’Italia non risponde perché rifornisce di armi la coalizione? E già in rete girano foto che documentano purtroppo la distruzione/alterazione in corso.

Avvicino la reporter di guerra Laura Silvia Battaglia, anch’essa presente al convegno, che mi riferisce che gli Emirati offrono settimane di addestramento militare alle giovani donne e ai giovani uomini socotriani, per le une ad Abu Dhabi e per i secondi ad Aden, al fine di creare una futura forza di polizia sull’isola. Insomma, il paradiso in terra non se la passa molto bene.

Ai danni indiretti procurati dalla guerra si uniscono poi altri danni e pericoli, di cui si parla nella conferenza dei FoS. L’isola ha subito negli ultimi anni le conseguenze di alcuni tifoni: la temperatura anche qui è in aumento e vi sono lunghi periodi di siccità; l’allevamento sta producendo gravissimi danni, perché le capre, lasciate libere di pascolare, si nutrono anche di specie endemiche, che in tal modo non si riproducono più, e la stessa Dracena è a rischio; c’è, seppure ancora limitata, la deforestazione; è stata rilevata la presenza di specie alloctone nei numerosi corsi d’acqua; c’è il sovrasfruttamento delle risorse marine, anche a causa di pescherecci provenienti da atre nazioni; c’è l’aumento della popolazione, passata dai 42.000 abitanti del 2004 a quelli attuali, che c’è chi dice siano 60.000 o addirittura 80.000. E, come se non bastasse, aumenta l’inquinamento dovuto alla plastica. L’Unesco, prendendo atto di tutto ciò, ha lanciato un appello per la salvaguardia dell’isola e ha avviato una campagna per farla conoscere dal titolo Connect2Socotra.

Resta però una certezza: Socotra non è più quella dei tempi di Moravia e del suo viaggio nell’isola. Cosa ne sarà? Diventerà una base militare (saudita o americana), a causa della sua posizione strategica? Oppure diventerà una nuova Disneyland tipo Dubai? O piuttosto, stante la sua peculiarità, ospiterà resort di lusso? Chissà, per il momento non possiamo che prendere atto di tante, troppe trasformazioni in peggio. E prendere altresì atto che i mass media nostrani non si occupano di questa drammatica situazione. Come se non riguardasse noi tutti, come se non riguardasse l’umanità.

About Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto con altri autori: "Piste o peste"; "Disastro autostrada"; "Torino. Oltre le apparenze"; "Verde clandestino"; "Loro e noi. Storie di umani e altri animali"; "Il mare privato". Come unico autore: "Regole minime per sopravvivere"; “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino”; "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni" e https://altreconomia.it/prodotto/il-mare-privato/. Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con Il Fatto Quotidiano.

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