Le braccia tese di Acca Larentia: non sono un semplice déjà vu

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Roma, Acca Larentia, 7 gennaio 2024, centinaia di braccia tese nel saluto romano, l’urlo collettivo “Presente!”, croci celtiche in ordine sparso a contorno dell’evento. Molti, da ogni parte, commentano: «Episodio che si ripete ogni anno il 7 gennaio, con ogni governo, ci si indigna solo ora?». E la questione, a parte qualche confronto televisivo tra indignati e ragionieri della presa d’atto, si chiude così. Si chiude? La questione è apertissima (https://volerelaluna.it/controcanto/2024/01/11/meloni-24-a-che-punto-e-la-notte/). Perché la messa al bando dell’ideologia fascista, che trova alimento in quelle manifestazioni pubbliche oggi sempre più frequenti, è sancita dalla Costituzione repubblicana.

Oggi il Governo italiano è composto da una maggioranza la cui storia e cronaca politica hanno origine in quelle braccia alzate inneggianti all’ideologia fascista. Nel 2024 il Governo italiano è rappresentato da persone che nell’ideologia fascista hanno politicamente vissuto in modo convinto. Hanno giurato sulla Costituzione antifascista quando hanno assunto altissimi ruoli istituzionali, ma il loro quotidiano operato e il loro silenzio su eventi di eclatante fascismo come Acca Larentia sono l’evidente prova che si tratta di spergiuri, di soggetti pericolosi per la democrazia costituzionale.

Ci sono due leggi che configurano reato l’apologia di fascismo e, sotto ogni forma e ogni manifestazione di tale forma, la ricostituzione del disciolto partito fascista. Due leggi che attuano la XII disposizione finale della Costituzione italiana. La magistratura ha il compito di accertare se i reati sussistano. La politica istituzionale ha il compito di intervenire per condannare pubblicamente eventi manifestamente eversivi, perché così si qualifica l’episodio di Acca Larentia.

L’allontanamento dalla democrazia e la sua sostituzione con un ordinamento autoritario ha avuto sempre un analogo approccio: la storia lo insegna ma averlo appreso sembra tuttora una chimera. Sono i fatti, apparentemente di poca sostanza perché relativi a una manifestazione pubblica di breve durata, che tracciano la strada verso l’autoritarismo. Sono i fatti che danno il segno della progressiva regressione. Se a quei singoli fatti si accompagna una linea politica diretta a smantellare poco a poco, e su ogni fronte, diritti e libertà individuali e collettive, cominciando dal progetto di cambiare l’ordinamento costituzionale, allora – come ha scritto su queste pagine Tomaso Montanari (https://volerelaluna.it/commenti/2024/01/11/fascismo-il-potere-delle-immagini/) – l’attenzione e l’opposizione vanno poste come primo obiettivo per la difesa della democrazia.

La democrazia va difesa sempre, diritti e libertà non sono per sempre. Allentare l’attenzione, sottovalutare eventi di chiaro segno fascista, non reagire di fronte a tentativi di rottura della vita democratica, rinunciare a combattere nella difesa di libertà e diritti che il fascismo ha represso e sempre tenterà di reprimere solo se trova lo spazio: è questo su cui dovrebbero interrogarsi tutti coloro che credono nella democrazia del Paese.

Quanto accaduto ad Acca Larentia, non condannato da chi ne ha il dovere istituzionale e costituzionale, va considerato un preciso segnale. Per prendere coscienza che la democrazia in Italia è garantita solo se la si difende, contro ogni pericolo, contro ogni tentativo di minarne le fondamenta. La democrazia vive se la si tutela quotidianamente, se la si protegge contro ogni progetto politico – ancor di più se proveniente da chi è al vertice delle istituzioni – di suo smantellamento. Non ci sono vie di mezzo, non si tergiversa, su questo non si tace, non si transige (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2024/01/05/contro-il-fascismo-ora-ragazze-e-ragazzi-tocca-a-voi/).

Gli autori

Silvia Manderino

Silvia Manderino, avvocata a Venezia, è componente del direttivo dell'Associazione nazionale Giuristi democratici

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