Voi, studenti, siete l’antidoto contro il fascismo

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Il 27 ottobre, a Torino, la polizia è entrata in forze nel Campus Luigi Einaudi dell’Università, di propria iniziativa e – a quanto consta – senza autorizzazione del Rettore, al solo fine di presidiare e mettere al riparo da ogni azione di disturbo un’iniziativa del Fuan, contestata dagli studenti antifascisti. Questi ultimi sono stati manganellati da agenti in tenuta antisommossa; alcuni disabili hanno dovuto rinchiudersi in un’aula per evitare di essere travolti nel parapiglia; i parapetti delle balconate hanno rischiato di cedere sotto la pressione della massa di studenti posti in situazione di pericolo. L’iniziativa – come ha sottolineato il Coordinamento antifascista torinese – in aria da giorni e in sintonia con quanto accaduto ripetutamente negli ultimi tempi in città (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2023/10/10/violenze-di-polizia-a-torino-una-tradizione-sabauda/) è stata particolarmente grave: in sé, per le modalità che l’hanno caratterizzata e perché lesiva, oltre che dei principi costituzionali di libertà di riunione e di manifestazione, dell’autonomia universitaria, tradizionalmente riconosciuta e tutelata dall’articolo 33, ultimo comma, della Carta fondamentale. Ad essa studenti e docenti hanno reagito, il 30 ottobre e il 7 novembre, con due assemblee affollatissime. Nella prima è intervenuto, per il Coordinamento Antifascista, Amedeo Cottino con un intervento di grande tensione etica e politica che, di seguito, si riporta. (la redazione)

Ci sono alcune parole, ci sono alcune frasi, che esprimono un dover essere, un impegno; frasi che alcuni di noi, della generazione nata prima dello scoppio della seconda guerra, hanno fatto proprie. Impegni in cui abbiamo creduto e in cui continuiamo a credere. Una di queste è la seguente: “Buttare il falso”, tre parole che, nel loro significato più profondo, sono la dichiarazione di appartenenza a una comune umanità. Frase breve, grezza, che ha accompagnato il percorso di vita di un uomo, Nuto Revelli, che ha saputo fondere insieme la tragica esperienza della ritirata dall’Unione Sovietica, che avevamo invaso nel 1942 per compiacere i nostri alleati nazisti, con la guerra partigiana da lui condotta in prima linea nel Cuneese e con l’impegno postbellico a fianco degli ultimi (i titoli di scritti come Il mondo dei vinti e L’anello forte ne sono la testimonianza). Tre spazi di vita dove il “buttare il falso” è stato un impegno da subito: da quando, durante il viaggio in tradotta che lo portava con i suoi alpini sul fronte russo, lui, tra i pochissimi, ha voluto vedere. Ha voluto vedere «gli ebrei a branchi, segnati con un marchio giallo, nelle stazioni, a raccogliere rifiuti».

La frase di Revelli è anche la frase che, consapevolmente o meno, voi avete fatto propria e, dunque, c’è un prezioso filo che lega la vostra pratica politica con la sua Resistenza.

Mai come oggi c’è bisogno di voi, l’antidoto ai veleni diffusi dal Potere in quella che si chiama la società civile. Un potere che si nutre del disprezzo per i deboli, uno degli elementi portanti dell’ideologia nazista. Molti di noi ricordano a questo proposito il commento del ministro degli interni Piantedosi a fronte della strage di Cutro. Morirono annegati quasi un centinaio di migranti. Se tra questi morti tanti erano i bambini – dichiarò il ministro – la colpa era dei loro genitori che avrebbero dovuto evitare di metterne a repentaglio la vita. Un Potere che denuncia, in esplicita chiave razzista, come ha fatto il ministro Lollobrigida, il pericolo della sostituzione etnica.

Siete l’antidoto contro la rassegnazione o peggio l’indifferenza; contro il diffuso girare la testa dall’altra parte per non voler vedere che, ad esempio, i CPR, i Centri di detenzione temporanea, sono delle vere e proprie carceri.

Siete l’antidoto contro le menzogne: che gli Stati Uniti sono la più grande democrazia del mondo; che la Nato è un’organizzazione difensiva; che Hamas sono gli abitanti di Gaza; che fascismo e antifascismo costituiscono due narrazioni per così dire equivalenti. E la lista potrebbe continuare.

Siete l’antidoto contro la progressiva erosione della cultura, rimpiazzata dal rifiuto della critica, dall’esaltazione dell’eroismo, dal machismo, dall’esaltazione della violenza. Erosione che ora avviene in maniera esplicita. Si veda, ad esempio, la recentissima circolare ministeriale indirizzata alle scuole dove si chiede di commemorare le foibe: peccato che non si inviti anche a denunciare i crimini delle truppe italiane comandate dal generale Roatta, le loro stragi di civili e la distruzione di villaggi nella Venezia Giulia e nella Dalmazia. E forse non è soltanto un incidente di percorso, ma un indizio o una conferma di questo nuovo corso, la proposta, poi ritirata grazie all’energica reazione del Centro Gobetti, del Polo del Novecento di ospitare Gianfranco Fini, ex segretario del Msi per discutere della Costituzione italiana con Luciano Violante.

Vorrei chiudere questa mia testimonianza con la poesia, ricordando i versi del poeta Paul Eluard, membro della Resistenza francese che scrive con il pensiero rivolto a tutti coloro che resistono (questa è la mia interpretazione): «Un cuore solo / nessun cuore / un solo cuore / tutti i cuori / ed i corpi ogni stella / in un cielo pieno di stelle». Facciamoli nostri questi versi perché anche la bellezza e la poesia trovino posto nella nostra quotidiana pratica della resistenza.

E qui, questa sera, i cuori ed i corpi ci sono tutti!

Gli autori

Amedeo Cottino

Amedeo Cottino è stato professore di Sociologia presso le Università di Umeaa (Svezia) e di Torino. Si è occupato di diritto internazionale umanitario in qualità di esperto della Croce Rossa Internazionale. Ha scritto sul lavoro nero nell'edilizia e sulla criminalità dei colletti bianchi. Studia, tra l’altro, i temi dell'uguaglianza di fronte alla legge e della responsabilità individuale di fronte alla violenza.

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