Chiamare il fascismo con il suo nome

La mattina di sabato 8 febbraio un gruppo di giovani di Azione Studentesca, movimento di estrema destra, ha aggredito con pugni e calci, davanti al liceo classico Michelangiolo di Firenze, alcuni studenti dell’istituto. L’aggressione è stata filmata con lo smartphone da altri studenti e circolano sui social video che documentano l’aggressione e l’intervento di una insegnante che cerca di porvi fine. Le rituali condanne della violenza sono state accompagnate dai tentativi della destra, e di Fratelli d’Italia in particolare, di derubricare il fatto in una rissa tra gruppi contrapposti, anche a dispetto dell’evidenza. Per denunciare la gravità dell’episodio, gli studenti dei licei fiorentini hanno indetto una manifestazione a cui hanno partecipato migliaia di persone. Contro l’aggressione e il suo retroterra si sono espressi diversi presidi e professori. Esemplare, per la sua sintetica e icastica chiarezza, la nota che la dirigente scolastica del liceo classico statale “Leonardo da Vinci”, Annalisa Savino, ha indirizzato agli studenti e, per conoscenza, alle loro famiglie, ai docenti e al personale Ata dell’istituto. La pubblichiamo di seguito convinti che, di fronte al fascismo vecchio e nuovo, non siano possibili ambiguità e distinguo. (la redazione)

cari studenti,

in merito a quanto accaduto lo scorso sabato davanti al Liceo Michelangiolo di Firenze, al dibattito, alle reazioni e alle omesse reazioni, ritengo che ognuno di voi abbia già una sua opinione, riflettuta e immaginata da sé, considerato che l’episodio coinvolge vostri coetanei e si è svolto davanti a una scuola superiore, come lo è la vostra. Non vi tedio, dunque, ma mi preme ricordarvi solo due cose.

Il fascismo in Italia non è nato con le grandi adunate di migliaia di persone. È nato ai bordi di un marciapiede qualunque, con la vittima di un pestaggio per motivi politici che è stata lasciata a sé stessa da passanti indifferenti. «Odio gli indifferenti» – diceva un grande italiano, Antonio Gramsci, che i fascisti chiusero in un carcere fino alla morte, impauriti come conigli dalla forza delle sue idee.

Inoltre, siate consapevoli che è in momenti come questi che, nella storia, i totalitarismi hanno preso piede e fondato le loro fortune, rovinando quelle di intere generazioni. Nei periodi di incertezza, di sfiducia collettiva nelle istituzioni, di sguardo ripiegato dentro il proprio recinto, abbiamo tutti bisogno di avere fiducia nel futuro e di aprirci al mondo, condannando sempre la violenza e la prepotenza. Chi decanta il valore delle frontiere, chi onora il sangue degli avi in contrapposizione ai diversi, continuando ad alzare muri, va lasciato solo, chiamato con il suo nome, combattuto con le idee e con la cultura. Senza illudersi che questo disgustoso rigurgito passi da sé. Lo pensavano anche tanti italiani per bene cento anni fa ma non è andata così.

la Dirigente Scolastica

Gli autori

Annalisa Savino

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One Comment on “Chiamare il fascismo con il suo nome”

  1. Solidarietà piena alla Dirigente Scolastica Annalisa Savino. La sua lettera è stata una lezione di Educazione Civica.

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