Il Parlamento, gli alpini, il fascismo

image_pdfimage_print

Questa è una storia che, se potesse essere scritta con la punta di uno spillo nell’angolo interno dell’occhio, per non dimenticarla – e cito, non a caso Le mille e una notte, che fanno di ogni racconto un rinvio della morte – insegnerebbe parecchie cose.

La vicenda non ha destato gran clamore e vale la pena di riassumerla. Tutto ha inizio l’11 maggio del 2018, con una proposta di legge presentata da un nutrito manipolo di deputati leghisti e avente come primo firmatario il (leghista) Golinelli. Per essere più chiara, cito un passaggio dalla presentazione della proposta di legge, avente per oggetto è l’”Istituzione della Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini”: «Si è scelta come data il 26 gennaio in ricordo di una delle più importanti e gloriose battaglie che videro in prima linea il Corpo d’armata alpino durante la seconda guerra mondiale. Dopo nove giorni di marcia e venticinque battaglie di sfondamento e retroguardia, una sorta di disperata avanzata all’indietro, gli alpini giunsero all’appuntamento finale: lo sbarramento russo di Nikolajewka il 26 gennaio 1943. I 13.420 uomini rimasti del Corpo d’armata alpino – erano più di 60.000 dieci giorni prima – espugnarono il paese di Nikolajewka. Le forze sovietiche vennero sopraffatte dagli alpini della divisione Tridentina, comandati dal loro eroico comandante, il generale Reverberi, che li trascinò all’attacco delle postazioni russe al grido di “Tridentina avanti!”». Questo è parte del testo depositato nel maggio del 2018, poi approvato alla Camera, con soli sette astenuti e nessun contrario, e ora, il 5 aprile scorso, approvato, in via definitiva, dal Senato con 189 voti a favore, un astenuto e nessun contrario.

Dunque, mentre è in corso la guerra tra Russia e Ucraina, mentre i nostri mezzi di informazione non fanno che sprecare parole come “democrazia” e “libertà”, i nostri governanti considerano degna di imperitura memoria un’impresa compiuta dalle forze nazifasciste a Nikolajewka. Leggere cosa accadde a Nikolajewka nel 1943, seguendo il racconto “ufficiale” del sito www.difesa.it, fa venire i brividi. Esiste una parola per riassumere: massacro. Per la follia degli Stati – e per quella, non minore, dei generali – morirono allora moltissimi soldati. Oggi Nikolajewka ritorna nella cronaca: il ponte donato dagli alpini nel 2018 è stato imbrattato da “Z” bianca. E giù discorsi sui Russi che accuserebbero – scandalo! – gli alpini di aver combattuto e di combattere ancora con i nazisti.

Come stia la situazione attuale è difficile da dire; invece, rispetto al passato, possiamo affermare senz’altro che le “nostre” forze in campo erano nazifasciste. Ma dobbiamo aggiungere che, verosimilmente, molti soldati non avrebbero voluto essere in quella terra lontana e gelida, alla mercé di generali che, in nome di non si sa quale onore, li spingevano a morte certa. Non c’è eroismo dove si uccide – e nel 1943, per giunta, la parte degli occupanti non la facevano i russi ma i “nostri” alpini. L’episodio diventa notevole non tanto per l’uso strumentale che, contemporaneamente, si fa della “Z” bianca sul ponte di Nicolajewka simbolo di riconciliazione e donato nel 2018 dagli alpini, quanto perché rivela di che natura siano i sentimenti “pacifisti” che animano il battaglione di senatori che hanno votato a favore. Basterebbe aver visto Orizzonti di gloria di Kubrick perché la volontà di disgiungere le sorti delle truppe da quelle dei generali non ammettesse deroghe. Gli alpini mandati dai nazifascisti a farsi macellare e a macellare non sono eroi, ma vittime della guerra.

Nella giornata dell’alpino, a perenne memoria si potrebbe soltanto ricordare, per stigmatizzarlo, il grido di guerra del generale Reverberi che, immagino in modo consapevole, stava difendendo non la sua patria ma il nazifascismo. E magari innalzare una bella lapide, per riabilitare i disertori. Quanto alla scritta, niente di enfatico. Va bene Boris Vian: Monsieur le Président / Je ne veux pas la faire / Je ne suis pas sur terre / Pour tuer de pauvres gens.

Gli autori

Giovanna Lo Presti

Giovanna Lo Presti è portavoce nazionale CUB Scuola

Guarda gli altri post di: