Uso politico della memoria e revanscismo fascista: la genesi del Giorno del Ricordo

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Una nota di metodo preliminare che temo ormai non sia ovvia o superflua come dovrebbe essere: l’università non si schiera politicamente. Ma l’antifascismo non è una posizione politica, bensì una premessa costituzionale e istituzionale non negoziabile e indispensabile. La nostra università, come tutte le altre università, come tutte le università di una Repubblica fondata sull’antifascismo, è un’istituzione, è una comunità dichiaratamente antifascista. Non potrebbe essere altrimenti. Se tutti siamo ben consapevoli che l’uso politico della memoria ha una storia non meno lunga della storia di una civiltà, siamo anche ben consapevoli che oggi in Italia il revanscismo fascista goda di appoggi, mezzi, organizzazioni e di un consenso fino a qualche anno fa impensabile. Siamo anche consapevoli che queste forze strumentalizzano con crescente successo sia le drammatiche vicende del confine orientale, con la loro scia di sangue, sia le celebrazioni pubbliche del Giorno del Ricordo.

È annunciato per domani a Firenze un cospicuo raduno di forze neofasciste e neonaziste e uno dei relatori di questo seminario, Eric Gobetti, avrebbe dovuto tenere nella stessa giornata una lezione in un liceo di Verona, ma gli è stato proposto che la lezione si trasformasse in un contraddittorio con un giornalista. Chi ha letto il libro di Paolo Berizzi È gradita la camicia nera sa quale sia la situazione di Verona in questo momento. Sottolineo, a rimarcare la particolare situazione dell’Italia, che Paolo Berizzi è l’unico giornalista europeo che vive sotto scorta per le minacce di matrice fascista.

A Siena, da settimane, la sezione di un partito che si trova al governo della città, intitolata al segretario di redazione della Difesa della razza raccoglie per strada firme per le mie dimissioni e oggi un’interrogazione parlamentare di un partito di governo ha chiesto alla ministra dell’Università, «se sia legittimo che un rettore possa assumere liberamente iniziative di critica esplicita di una legge dello Stato». Non so su quale pianeta siamo, probabilmente su Marte come Corrado Guzzanti suggeriva qualche tempo fa.

L’autonomia della scuola e dell’università dal potere politico è dunque pesantemente messa in discussione ed è un valore, una norma della Costituzione a proteggerla. Di fronte a tutto questo credo fermamente che l’unica risposta possibile sia fare ancora meglio e con ancor più decisione il nostro lavoro di studiosi e di professori.

Da qui l’idea di un seminario invitando studiosi che da giuristi e storici possano illuminare il contesto, i moventi profondi, la lunga preparazione e le implicazioni dell’istituzione del Giorno del Ricordo con la legge 92 del 30 marzo 2004, perché è impossibile studiare tutto questo senza prendere in considerazione almeno la fase finale di quella che Filippo Focardi ha definito «la guerra della memoria», memoria che – come sottolinea Alberto Cavaglion – «andrebbe decontaminata».

In particolare è assai interessante studiare, oltre agli argomenti accolti nel dibattito parlamentare che precede l’approvazione della legge, il discorso pubblico dei primissimi anni Duemila quando perfino la retorica del presidente della Repubblica, allora Carlo Azeglio Ciampi, mosso dal sincero desiderio di attualizzare la memoria della Resistenza, si trovò di fatto a dover tenere conto di istanze che incrinavano l’egemonia culturale antifascista e che erano state da poco legittimate dall’arrivo dei postfascisti al governo del Paese, in un intreccio strettissimo tra vicende politiche e costruzione della memoria politica. Era un processo che affondava le radici almeno negli anni Ottanta e che, come sempre, aveva più a che fare con l’assetto degli equilibri politici del presente che non con il lavoro degli storici. Se riprendiamo i dibattiti di quegli anni, pare di poter dire che assai più di quello del ceto politico fosse lungimirante lo sguardo di alcuni intellettuali liberi da posizioni di schieramento. Penso ad esempio ad Antonio Tabucchi, capace di prevedere con estrema lucidità ciò che le prese di posizione dei vertici della Repubblica avrebbero innescato negli anni successivi. Anni che purtroppo Tabucchi non poté vedere.

E non è necessario chiarire solo gli antefatti della creazione del Giorno del Ricordo, ma anche indagare ciò che è avvenuto negli anni successivi in una catena di decisioni che tendono a saldare, con un respiro sempre più corto, la politica della memoria alle necessità politiche del presente. È chiaro, per fare un esempio, che anche la legge n. 115 del 2016, che punisce penalmente le affermazioni negazioniste sull’Olocausto, dei fatti di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, sia un sintomo preoccupante perché risolve con una legge ciò che si dovrebbe risolvere a scuola, come notò tra gli altri Carlo Ginzburg, fermo oppositore della legge, perché è un segno di evidente debolezza che tradisce la fine di una egemonia culturale e perché, ce ne rendiamo conto oggi, prepara gli strumenti perché una nuova egemonia farà rispettare una ortodossia di segno contrario.

È il testo dell’introduzione, svolta dal rettore Tomaso Montanari, al seminario pubblico “Uso politico della memoria e revanscismo fascista: la genesi del Giorno del Ricordo”, organizzato dall’Università per stranieri di Siena il 9 febbraio 2022, che può essere ascoltato per intero all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=P_oLgzgjiz4.

Gli autori

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

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One Comment on “Uso politico della memoria e revanscismo fascista: la genesi del Giorno del Ricordo”

  1. Un seminario molto interessante, con interventi di grande spessore culturale, che per fortuna è stato possibile seguire su You tube.
    Sono molto riconoscente a Tomaso Montanari per questa inziativa , per la tenacia con cui persegue gli obiettivi di tenere alta la luce della conoscenza, per la sua difesa dell’ autonomia culturale e di ricerca dell’ Università e della scuola.
    Aggiungo una nota grottesca. La circolare del Ministero della P.I , emessa nel giorno del ricordo, che unifica le categorie ( sic!) umane di italiani ed ebrei, a parte il linguaggio pensoso e balbettante, è il miglio avallo a questo seminario, compresa la ” rettifica” del Ministro Bianch :”Ogni dramma ha la sua specificità, e non va confrontato con altri, con il rischio di generare altro dolore”. No comment.

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