La Regione Piemonte censura la storia

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Si è svegliata tappezzata di manifesti di CasaPound la mattina del 12 novembre Verbania (VCO), città piemontese dall’imponente storia resistenziale. Respirando un clima che l’ha fatta precipitare ai tempi cupi precursori del ventennio.

I fatti. La Casa della Resistenza di Fondotoce, che richiama nel nome i 43 martiri della strage nazifascista nel 1944, promuove tra le molte iniziative un incontro sul tema “Fascismo, guerra e foibe”, invitando uno dei massimi esperti sulle vicende del confine orientale, Eric Gobetti. In un territorio come quello piemontese, dall’imponente contributo umano e morale nella lotta di Liberazione, il convegno riceve il sostegno del Consiglio regionale (dove esiste addirittura un Comitato Resistenza e Costituzione dedicato alla ricerca storica), oltre al patrocinio del Comune di Verbania e dell’Anpi provinciale.

A poche ore dall’iniziativa cominciano a diffondersi notizie e indiscrezioni su lamentele «di varie associazioni quali il Comitato 10 Febbraio» e CasaPound, attacchi allo storico Gobetti, autore tra gli altri del volume E allora le foibe, accusato nientemeno di negazionismo, a cui è seguita, di certo temporalmente, la decisione del Consiglio regionale di revocare il sostengo all’incontro in programma alle ore 20,30 del 12 novembre alla Casa della Resistenza. E sembrerebbe che a far fare marcia indietro al parlamento regionale sia stato l’assessore Maurizio Marrone, esponente Fratelli d’Italia perché nulla va dato «a chi offende il ricordo dei martiri delle foibe, minimizzando l’eccidio con tesi giustificazioniste», le sue parole. Non smentite fino al momento in cui scriviamo. Una posizione che somiglia molto a quelle adottate nel 2019 con la mozione del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia (anche il Veneto ha accolto un indirizzo simile) e che messa all’opera, poche settimane fa, ha fatto escludere la casa editrice Kappa Vu, molto rinomata tra gli studiosi, dallo stand della Regione FVG al prestigioso Salone del libro di Torino (sulla vicenda il Comitato nazionale Anpi ha diffuso un ordine del giorno).

L’aria sempre più pesante su Verbania è divenuta preoccupante quando, la stessa mattina, la città si è ritrovata tappezzata nottetempo da manifesti di CasaPound con una foto dove la povera Norma Cossetto sorride, trasformando però di fatto l’espressione gentile in un ghigno, perché accompagnato dalla frase «Il suo sorriso contro il vostro odio». Accompagnando l’affissione nottetempo da un nota diffusa alle redazioni dei giornali locali con cui i fascisti del terzo millennio hanno preso di mira la prima cittadina di Verbania rea, a loro dire, di aver concesso all’incontro il patrocinio del Comune, avendo invece il dovere «di rappresentare tutta la cittadinanza e, in questo caso, i 10mila martiri delle Foibe e i 350mila esuli giuliani, istriani e dalmati». Idee e frasi quantomeno confuse (oltre a numeri molto approssimativi e ingigantiti sulle vittime, a meno che non contemplino anche quelle della repressione fascista), viste la difficoltà e la correttezza nel rappresentare istituzionalmente anche cittadinanze comunali altrui, “in questo caso” e non solo.

«Siamo scioccati e preoccupati – dice a Patria la presidente provinciale dell’Anpi Verbania Cusio Ossola, Luisa Mazzetti –. Per la censura evidente praticata dalla Regione, perché di questo si tratta. In altre parole o dici ciò che vogliono, snobbando la scientificità storica, o vieni messo a tacere». L’Anpi locale ha espresso solidarietà allo storico Gobetti, preso di mira dai neofascisti, a cui si è unita anche l’Anpi nazionale. Anche i manifesti affissi da CasaPound sono fonte di allarme: «A Verbania – informa la presidente provinciale dei partigiani – non si erano mai visti manifesti di CasaPound. Abbiamo immediatamente informato la Digos, che si è subito attivata facendo rimuovere quelle offese. I cittadini di Verbania hanno una storia democratica gloriosa e pagata un prezzo durissimo». Pure la disapprovazione del “Comitato 10 febbraio” non sembra esente da tentazioni di strumentalizzazioni politiche. «Anche grazie alla nostra mobilitazione – ricorda la presidente Mazzetti  – venne fermata la distribuzione nelle scuole, da loro promossa, dell’autobiografia di Giorgia Meloni fresca di stampa».

Non temono disordini all’Anpi provinciale, probabilmente contando sulla vigilanza delle forze di polizia ma il timore è un’altra prossima iniziativa: la commemorazione di Augusta Pavesi, a cui è intitolata una delle  due sezioni cittadine. Aveva appena diciassette anni Augusta quando, il 14 novembre 1944, venne uccisa dopo essere stata orrendamente torturata e seviziata. Il corpo martoriato verrà ritrovato solo tempo dopo in un fiume nei pressi di Novara. Una storia che dovrebbe essere al centro dell’indagine storica, perché sulle centinaia di donne partigiane e patriote, tutte molto giovani, straziate dalla violenza nazifascista a decenni dalla Liberazione ancora poco o nulla si conosce. Difficile, per esempio, l’accesso ai verbali dei processi tenuti del dopoguerra in Corte d’assise straordinaria. Così la vicenda di Augusta Pavesi è citata appena nella sentenza di un procedimento contro alcuni repubblichini: «A metà ottobre fu arrestata nella zona di Cambiasca certa Augusta Pavesi che, scarcerata, scomparve». All’Archivio di Stato di Novara un incarto sulle indagini della Procura, relative a un altro procedimento, recita: «Atti relativi alla morte di una sconosciuta identificata per Pavesi Augusta». Tutto qui. Forse la nostra Repubblica, soprattutto attraverso le sue istituzioni, dovrebbe sanare il debito di riconoscenza verso una ragazza e tutte le giovani donne a cui dobbiamo libertà, democrazia e la Costituzione. 

L’articolo è tratto da Patria Indipendente (periodico dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) del 12 novembre

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